Trasposizione del "Canto per Ustica" di Paolini messa in scena all'interno del Grande Cretto di Alberto Burri, una delle opere di land art più grandi e imponenti al mondo. L'opera è un immenso sudario di cemento bianco che ricalca le macerie della vecchia Gibellina, distrutta dal terremoto del 1968.
Recitare la strage di Ustica sopra il Cretto crea un potente parallelismo tra due ferite aperte della storia italiana. Mentre Paolini ripercorre la rotta Bologna-Palermo che non arrivò mai a destinazione, si trova fisicamente sopra una città che non esiste più. Il cemento bianco di Burri funge da "scatola nera" a cielo aperto: come il relitto di Ustica tenta di ricomporre un aereo esploso, il Cretto tenta di ricomporre la memoria di una comunità cancellata. La land art qui non è solo scenografia, ma diventa un altoparlante del silenzio, dove l'assenza delle vittime del DC-9 risuona tra le crepe del labirinto di Burri.
Se la versione di Bologna è un'indagine tecnica "dentro" la prova (il relitto), Gibellina è un'orazione funebre ed epica che avviene "sopra" la memoria fisica del Paese, spostando il focus dal dettaglio tecnico alla riflessione filosofica sulla perdita.
I-TIGI a Gibellina
Scheda spettacolo teatrale
Scheda tecnica
Titolo italiano: I-TIGI a Gibellina
Regia: Davide Ferrario
Produzione: Jolefilm
Anno: 2001 | Paese: Italia | Durata: 152’
Con:
Marco Paolini
Genere: Spettacolo teatrale
Tema: Ricostruzione della strage di Ustica attraverso la narrazione in chiave teatrale dei documenti
e delle testimonianze sulla vicenda
Perché guardarlo
• Paolini adatta il ritmo della narrazione ai grandi spazi, rendendo il racconto meno "serrato" e più meditativo.
• Il contrasto tra la notte siciliana e il bianco spettrale del Cretto offre un'esperienza estetica profondissima.
• Unisce la tragedia del Belice alla tragedia di Ustica, parlando di un'Italia che deve fare i conti con le proprie macerie, materiali e morali.