Callout
Callout | Culture Compass for Europe
A differenza di altre iniziative o strumenti dell'Unione Europea
il Culture Compass for Europe (tradotto ufficialmente in italiano
Una bussola culturale per l'Europa) non è né un singolo programma
di finanziamento né una nuova legge sulla cultura.
Si tratta invece di un nuovo quadro strategico generale
(in via di sviluppo ed implementazione) con il quale l’Unione europea (comprese le sue istituzioni) intende orientare la propria politica culturale
per far convergere in modo integrato azioni e attività dei prossimi anni.
Questo nuovo quadro strategico generale è stato adottato
dalla Commissione europea il 12 novembre 2025, con la Comunicazione
della Commissione europea al Parlamento Europeo, al Consiglio europeo,
al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, identificato come COM(2025) 785 final.
Sostituisce, di fatto, il precedente quadro strategico di riferimento,
ovvero la New European Agenda for Culture del 2018 (che a sua volta
aveva sostituito l’European Agenda for Culture in a Globalising World approvata nel 2007, subito dopo la fase primordiale
dopo la sottoscrizione del Trattato di Maastricht).
La metafora della bussola è utile a capire il funzionamento dell'Unione Europea.
L'Unione Europea, infatti, non ha competenze in materie culturali nei singoli Paesi membri, in quali hanno autonomia in tal senso. Le politiche culturali, infatti, rimangono in larga misura una prerogativa autonoma e peculiare
di ogni Paese.
L’Unione Europea, riguardo questo aspetto, può avere funzioni di sostegno, coordinamento e integrazione, tracciando eventualmente una rotta,
una direzione condivisa che i Paesi possono seguire per poter convergere
su obiettivi condivisi nel promuovere le proprie politiche culturali.
La precedente New European Agenda for Culture organizzava l’azione
europea intorno al contributo della cultura rispetto a 3 dimensioni:
la società, l’economia e le relazioni internazionali.
Negli anni successivi, però, Parlamento europeo, Consiglio, Corte dei conti europea e stakeholder del settore hanno chiesto un quadro più forte
e sistemico.
Nel frattempo il contesto è profondamente cambiato: pandemia, guerre
e tensioni geopolitiche, crisi climatica, trasformazione digitale, IA generativa, problemi relativi alle condizioni di lavoro degli artisti, minacce alla libertà artistica e nuove disuguaglianze nell'accesso alla cultura.
La strategia, dunque, vede la cultura come portainnesto prezioso per far fiorire:
- diritto e libertà;
- bene pubblico;
- partecipazione;
- identità e diversità;
- democrazia;
- coesione sociale e territoriale;
- benessere;
- creatività e innovazione;
- occupazione e impresa;
- competitività;
- relazioni internazionali.
In ottica di rispondere in modo prioritario a questi problemi vengono individuati i 4 punti cardinali della bussola
e le rispettive direzioni verso cui puntare, ovvero:
1. Valori europei e diritti culturali
2. Artisti, professionisti e cittadini
3. Cultura, competitività, resilienza e coesione
4. Relazioni culturali internazionali
Figura - Evoluzione storica e traiettoria politica sulla cultura nell'Unione europea
Fonte: elaborazione di Silvia Porretta
La nuova strategia ribalta la prospettiva assegnandole 2 funzioni chiave:
a) riposizionare la cultura come settore politico e risorsa strategica per l’Europa;
b) orientare le politiche a sostegno dei settori culturali e creativi (SCC) e delle industrie culturali e creative (ICC).
Il Culture Compass, dunque, è un framework strategico trasversale che dichiara di voler mettere la cultura
“al centro della costruzione delle politiche europee” in modo da guidare in modo coerente ed organico:
- le politiche specificamente culturali;
- i programmi e gli strumenti finanziari dell'UE;
- la cooperazione tra Commissione, Stati membri e settore culturale;
- ma anche politiche apparentemente esterne alla cultura come competitività, lavoro, istruzione, coesione, digitale,
intelligenza artificiale, relazioni internazionali, democrazia, salute e benessere, ecc.
La stessa Commissione europea considera il Cultura Compass il nuovo quadro strategico sufficientemente aggiornato
per integrare sistematicamente la cultura nel policy making europeo definendolo come un “ancoraggio strategico” (“strategic anchor”)
della cultura anche nel quadro finanziario pluriennale 2028-2034.
Risulta chiaro, dunque un passaggio dalla cultura che influenza altre aree dell’individuo o istituzionali, alla cultura come fulcro,
perno su cui costruire il futuro stesso dell’Europa.
Questa visione deriva dalla convinzione che la cultura ha un forte valore intrinseco: arte, patrimonio, creatività, espressione culturale
non devono essere giustificati esclusivamente sulla base della loro utilità economica ma come volano per la maturazione democratica,
le relazioni internazionali, la partecipazione attiva, la coesione e il benessere delle comunità, nonché di attrattività territoriale, innovazione,
competitività e occupazione.
Nonostante la stessa Commissione europea nell’introduzione del Culture Compass ricorda che le oltre 2 milioni di imprese culturali e creative
europee generano circa 199 miliardi di euro di valore aggiunto e impiegano 7,9 milioni di persone (secondo dati aggiornati al 2024),
sottolinea maggiormente gli aspetti meno economici andando oltre la concatenazione cultura, industria creativa e produzione del PIL.
Evidenzia, infatti, che una maggiore partecipazione culturale è pienamente associata a società più aperte, tolleranti e democratiche,
a una maggiore propensione a votare, fare volontariato e partecipare alla vita della comunità.
Contemporaneamente individua problemi urgenti da affrontare e dal mettere
al centro della discussione collettiva riguardo la cultura, ovvero:
1) minacce alla libertà artistica;
2) precarietà e cattive condizioni lavorative degli artisti e dei professionisti culturali;
3) disuguaglianze nell'accesso alla cultura;
4) disparità territoriali;
5) disuguaglianze legate, tra l'altro, a genere e disabilità;
6) trasformazione digitale;
7) impatto dell'intelligenza artificiale;
8) questioni di proprietà intellettuale legate all'IA;
9) crescente competizione internazionale;
10) necessità di sostenibilità ambientale;
11) necessità di disporre di dati migliori sul settore culturale.
Figura - Evoluzione storica e traiettoria politica sulla cultura nell'Unione europea