Guida ai concetti e glossario
Quanti tipi di ricerca esistono?
Classificare le tipologie di ricerca è un compito complesso
in quanto si può classificare secondo diversi elementi,
ma i principali sono per ambito, per scopo o per metodologia.
Per ambito possiamo trovare macro-categorie quali:
a) la ricerca scientifica, che si suddivide tra:
- la ricerca nelle scienze naturali (fisica, biologia, chimica)
e nella medicina (biomedica, clinica);
- la ricerca nelle scienze umane e sociali (sociologia, pscicologia, antropologia, scienze politiche, storia, economia, diritto);
b) la ricerca artistica.
Per scopo, ovvero per la finalità stessa della ricerca,
solitamente si distingue in:
- ricerca di base (o pura), dove l’obiettivo è espandere la conoscenza scientifica per il puro piacere di scoprire, senza un’applicazione pratica immediata e dove si esplorano i principi fondamentali
e le teorie (esempio: uno studio sul comportamento
delle particelle subatomiche in condizioni estreme);
- ricerca traslazionale, dove si innesca un processo che funge
da "ponte" per trasformare le scoperte della ricerca di base
in applicazioni pratiche utilizzabili con l’obiettivo di accelerare
il passaggio dalla teoria scientifica (il "laboratorio") alla creazione
di strumenti, protocolli o modelli concreti, verificandone la fattibilità iniziale (esempio: analizzare una teoria sociologica sulle reti
di vicinato per progettare un modello di intervento urbano contro l'isolamento sociale, prima che questo diventi una politica pubblica nazionale);
- ricerca applicata, dove l’obiettivo è risolvere un problema pratico
e specifico nel mondo reale e dove si applicano le conoscenze esistenti per trovare soluzioni a questioni concrete
(esempio: sviluppare un nuovo farmaco per una malattia
o trovare un modo più efficiente per produrre energia pulita);
- ricerca-azione, ovvero un processo ciclico e collaborativo
in cui ricercatori e partecipanti lavorano insieme per identificare
un problema locale, agire per risolverlo e riflettere sull'efficacia dell'azione intrapresa, in cui lo scopo è generare cambiamento immediato (esempio: un gruppo di insegnanti e ricercatori
che collabora per sviluppare e implementare nuove strategie didattiche in una scuola, monitorandone i risultati).
Per metodologia, ovvero per tipo di dati raccolti e analizzati,
solitamente si distingue in:
- ricerca quantitativa, che si concentra su dati numerici e statistiche,
dove l'obiettivo è misurare variabili, testare ipotesi e generalizzare i risultati
a una popolazione più ampia usando strumenti come sondaggi, esperimenti e analisi statistiche (esempio: un sondaggio condotto su 1000 persone
per determinare la percentuale che preferisce un certo servizio);
- ricerca qualitativa, che si concentra sulla comprensione profonda
di fenomeni, esperienze e comportamenti (non si basa su numeri,
ma su narrazioni, opinioni e osservazioni) e dove gli strumenti includono interviste, focus group e analisi di testi (esempio: intervistare un gruppo
di insegnanti per capire le loro motivazioni e sentimenti riguardo
a una serie di attività);
- ricerca a metodi misti, ovvero che combina elementi di ricerca quantitativa e qualitativa; lo scopo è ottenere una comprensione più completa
del fenomeno studiato, sfruttando i punti di forza di entrambi gli approcci (esempio: usare un sondaggio quantitativo per identificare una tendenza generale e poi condurre interviste qualitative per capire i motivi alla base
di quella tendenza).
Questa suddivisione per metodologia è valida anche per la ricerca artistica anche se, per quest’ultima in ambito accademico si tende ad usare
la distizione di Christopher Frayling*, ovvero:
- Research into art, ovvero la ricerca storica o teorica sull'arte
(metodo scientifico/umanistico classico);
- Research for art, ovvero la ricerca tecnica per creare l'opera
(come, per esempio, studiare un nuovo dispositivo o software video
per la creazione artistica, oppure finalizzate alla relaizzazione dell’opera come ha dovuto fare Walter De Maria per il suo "The Lightning Field"
dove ha condotto una vera e propria ricerca scientifica
per trovare un luogo ad altissima densità di fulmini e capire
come i pali potessero attirarli senza distruggersi**);
- Research through art, ovvero la pratica artistica stessa è il metodo
di ricerca (l'opera è il risultato della ricerca).
Mentre nelle scienze la metodologia deve essere rigorosamente replicabile, nella ricerca artistica la soggettività e l'intuizione sono considerate strumenti metodologici validi.
*Frayling, Christopher. (1993). Research in Art and Design. Vol. 1, n. 1, pp. 1-5.
**De Maria, Walter. (1980). “The Lightning Field: Some Notes on Its Inception, Release and Meaning”. Artforum, Vol. 18, n. 8.
Che differenza c’è fra approccio, metodologia e metodo di ricerca?
Per comprendere la differenza tra questi termini bisogna immaginarsi una gerarchia di concetti che va dal più ampio e astratto al più specifico e pratico:
1) l'approccio è la filosofia di base;
2) la metodologia è la strategia;
3) il metodo è lo strumento che si usa.
Approccio: è il livello più ampio.
Rappresenta la prospettiva filosofica sul modo
in cui la realtà può essere conosciuta.
È la lente attraverso si guarda il problema di ricerca.
Risponde alla domanda: “Quali sono le mie convinzioni
fondamentali sulla natura della realtà e della conoscenza?”
esempio: se si crede che la realtà sia oggettiva e misurabile, l’approccio sarà positivista; se pensa che la realtà sia costruita socialmente e che debba essere interpretata, l’approccio sarà interpretativista.
Metodologia: è il livello intermedio.
È la strategia complessiva che giustifica e guida la ricerca.
Spiega perché si è scelto un certo insieme di metodi per rispondere
alla domanda di ricerca, in linea con l’approccio filosofico.
La metodologia risponde alla domanda: “Qual è la logica che guiderà
la mia ricerca e la scelta dei miei strumenti?”
esempio: se si h un approccio interpretativista, la metodologia potrebbe essere lo studio di caso o la ricerca etnografica in quanto entrambe
le metodologie sono orientate a una comprensione profonda e contestuale.
Metodo: è il livello più concreto e pratico.
Si riferisce agli strumenti e alle tecniche specifiche che si usano
per raccogliere e analizzare i dati.
Il metodo risponde alla domanda: “Cosa farò, in pratica, per raccogliere
i dati?”
esempio: se si è scelto la metodologia dello studio di caso, i metodi potrebbero essere la conduzione di interviste semi-strutturate,
l'osservazione partecipante e l'analisi di documenti.
Qual è la differenza fra multidisciplinare,
interdisciplinare e transdisciplinare?
Di approccio transdisciplinare ne parlò, per primo, Jean Piaget nel 1970, ma è un concetto relativamente recente che attraversa altri due approcci: quello multidisciplinare e quello interdisciplinare.
Approccio MULTIDISCIPLINARE
Dove più discipline lavorano sullo stesso problema, ma ognuna resta separata, mantenendo i propri metodi e linguaggi.
Le conoscenze si affiancano, ma non si integrano davvero, avendo tanti “punti di vista paralleli”
sullo stesso fenomeno.
Un esempio di questo tipo di approccio può avvenire durante lo studio del problema della dispersione scolastica con:
- il sociologo che analizza il contesto sociale;
- lo psicologo che guarda alla motivazione e ai processi cognitivi;
- l’economista che valuta i costi per la società.
Ognuno porta il suo contributo, ma senza fondere i metodi.
Approccio INTERDISCIPLINARE
Dove le discipline collaborano e si contaminano, creando modelli, metodi o concetti comuni.
Le conoscenze non si sommano soltanto, ma si integrano.
Al contrario della multidisciplinarietà, l’approccio interdisciplinare affronta lo stesso oggetto di studio con una “lente unica” che nasce dalla fusione dei diversi sguardi.
Ritornando alla dispersione scolastica, nell’approccio interdisciplinare:
- la sociologia, la psicologia e l’economia costruiscono insieme un modello condiviso che spiega come fattori sociali, psicologici ed economici interagiscono nel fenomeno;
- le metodologie si integrano (es. indagini qualitative e quantitative combinate).
Approccio TRANSDISCIPLINARE
Dove non solo avviene una integrazione di diverse discipline accademiche, ma nel processo di ricerca vengono coinvolti anche attori non accdemici (istituzioni, cittadini, comunità) per produrre saperi nuovi che vanno “oltre” i confini disciplinari.
Un ottimo esempio di questo tipo di approccio possono essere i porgetti sull’inquinamento urbano
che coinvolge scienziati, urbanisti, sociologi, economisti e cittadini, co-producendo soluzioni insieme.
Per un approfondimento dell’approccio transdisciplinare si consiglia la lettura di “Il nuovo approccio scientifico verso la transdisciplinarità” di Fabio Marzocca, supplemento della rivista Atopon, n° 10/2014.
Cos’è la Citizen Policy Science?
La Citizen Policy Science è la declinazione della Citizen Science
(in italiano “scienza partecipata” o “scienza dei cittadini”,
ovvero quell’insieme di pratiche di ricerca scientifica in cui i cittadini non sono solo osservatori passivi, ma partecipano attivamente
al processo scientifico con i ricercatori alla raccolta dati, all’analisi
o all’interpretazione) nel campo delle politiche pubbliche.
È un approccio alla ricerca e alla produzione di politiche pubbliche
in cui i cittadini non sono solo destinatari o “utenti finali” delle decisioni politiche, ma diventano parte attiva del processo scientifico e decisionale.
La Citizen Policy Science mira a rendere le decisioni più democratiche, inclusive ed evidence-based.
Nella Citizen Policy Science, questa partecipazione è orientata specificamente alla formulazione, attuazione e valutazione delle politiche pubbliche.
Quali sono i metodi più comuni della ricerca?
Se il “metodo scientifico” è l’ombrello (o cornice logica) di una ricerca che stabilisce che per essere “scientifici” bisogna bisogna osservare, ipotizzare e verificare (osservazione -> ipotesi -> verifica), esistono delle strategie operative (metodi), che fungono da "attrezzi"
o i percorsi specifici che il ricercatore sceglie di seguire per applicare il metodo scientifico a seconda del suo obiettivo.
Questi si possono inoltre suddividere in generali, interpretativo-umanistici, analitico-politici e generativi.
Metodi generali (Analitico-Quantitativi)
Obiettivo: misurare e spiegare il mondo esterno
Metodo Descrittivo
È un tipo di approccio di ricerca che ha un solo scopo: descrivere
le caratteristiche di una popolazione, un fenomeno o una situazione.
Non cerca di spiegare le relazioni di causa-effetto, ma risponde semplicemente a domande come "cosa è?" o "come è?".
I metodi descrittivi includono sondaggi, studi di caso e osservazioni.
Un esempio classico può essere una ricerca che misura l'età media degli studenti in un'università è un esempio di metodo descrittivo:
non indaga sul perché abbiano quell'età, ma si limita a registrarla.
Metodo Sperimentale
È l'unico metodo che permette di stabilire una relazione di causa-effetto: il/la ricercatore/ice manipola una o più variabili (indipendenti) e ne osserva l'effetto su altre variabili (dipendenti), tenendo sotto controllo tutti gli altri fattori.
Metodo Correlazionale
Mira a identificare e misurare la relazione tra due o più variabili,
senza però manipolarle: permette di capire se due cose tendono
a muoversi insieme (come, ad esempio, all'aumentare delle vendite
di gelati aumentano anche gli annegamenti), ma non spiega perché (non è la causa).
Metodo Simulativo (o Computazionale)
Si creano modelli al computer (come previsioni meteo o modelli economici) per vedere cosa succederebbe in certi scenari senza dover fare un esperimento reale che sarebbe impossibile
o troppo costoso.
Metodi interpretativi (Umanistico-Sociali)
Obiettivo: comprendere il senso e l'esperienza umana
Metodo Ermeneutico
Tipico delle scienze umane (filosofia, letteratura). Si concentra sull'interpretazione dei testi e dei significati. Non cerca dati numerici,
ma cerca di capire il "senso" profondo di un'opera o di un discorso
nel suo contesto storico.
Metodo Fenomenologico
Usato in psicologia e pedagogia. Si concentra sull'esperienza
vissuta dal soggetto. Non vuole sapere "quante persone sono tristi" (quantitativo), ma "cosa prova esattamente quella persona quando vive la tristezza".
Metodo Etnografico
Deriva dall'antropologia. Il ricercatore si immerge totalmente
nel contesto che studia (vivendo con una comunità, lavorando
in un'azienda) per comprenderne la cultura dall'interno.
Si basa sull'osservazione partecipante.
Metodo Storico
Si basa sulla raccolta e sull'analisi critica di documenti
e dati del passato per comprendere eventi storici, istituzioni
o persone e il loro impatto nel presente.
Metodi analitico-politici (Sistemici)
Obiettivo: analizzare strutture, confronti e processi decisionali
Metodo Comparativo
Molto usato in politica e diritto. Non manipola variabili come lo sperimentale, ma confronta due o più sistemi (es. il sistema sanitario italiano vs quello americano) per identificare somiglianze e differenze e trarre conclusioni generali.
Metodo del Process Tracing (Ricostruzione dei processi)
Tipico delle scienze politiche e della sociologia storica, si comporta come un'indagine investigativa. Il ricercatore analizza minuziosamente la catena causale di eventi all'interno di un singolo caso per identificare i meccanismi specifici che hanno portato a un certo risultato. A differenza del metodo comparativo, che guarda a più casi, questo scava in profondità in uno solo per capire "come" e "perché" è successo qualcosa (esempio: ricostruire ogni singola negoziazione diplomatica che ha evitato un conflitto internazionale).
Analisi delle Politiche Pubbliche (Policy Analysis)
È un metodo multidimensionale che si concentra sul ciclo di vita di un intervento statale o amministrativo. Studia il processo che va dalla nascita
di un problema pubblico alla formulazione di una legge, fino alla valutazione dei suoi impatti reali sulla società. Combina spesso strumenti qualitativi
e quantitativi per determinare se un'azione di governo ha raggiunto i suoi obiettivi (esempio: analizzare se l'introduzione di una zona a traffico limitato abbia effettivamente migliorato la qualità dell'aria e il commercio locale).
Metodi generali (Analitico-Quantitativi)
Obiettivo: creare per capire
Ricerca-Azione (Action Research)
È un metodo generativo a livello sociale dove non si studia una comunità dall'esterno (come l'etnografia), ma si interviene per cambiare una situazione e si studia l'effetto del cambiamento mentre lo si produce.
Practice-based Research (Ricerca basata sulla pratica)
Tipico della ricerca artistica e del design, dove la conoscenza viene generata attraverso l'azione creativa stessa. L'opera d'arte o il progetto non sono solo il risultato finale, ma lo strumento principale di indagine:
il ricercatore-artista scopre nuove soluzioni o significati mentre realizza l'opera (esempio: un musicista che ricerca nuove strutture compositive sperimentando l'improvvisazione su scale non convenzionali per capire come queste influenzino la tensione emotiva dell'ascoltatore).
Research Through Design (Ricerca attraverso il Design)
Molto simile alla ricerca artistica, ma applicata al mondo degli oggetti
e dei sistemi, dove il ricercatore progetta un prototipo (un nuovo tipo di interfaccia, un mobile, un'app) non per venderlo, ma per testare come le persone interagiscono con una nuova idea.
Metodo Prototipale (o Rapid Prototyping)
Tipico dell'ingegneria e dell'innovazione tecnologica, prevede la costruzione di una versione grezza di un'idea. La conoscenza non deriva da calcoli teorici, ma dal vedere "dove si rompe" il prototipo.
Speculative Design (Design Speculativo)
Questo metodo usa la creazione per esplorare scenari futuri o filosofici creando un oggetto "impossibile" o futuristico per scatenare un dibattito su questioni etiche o sociali.
Cos’è la ricerca scientifica?
La ricerca scientifica ha l’obiettivo di scoprire, interpretare e rivedere fatti o eventi in modo obiettivo e sistematico basandosi su principi chiave quali:
- empirismo, ovvero l'uso di prove osservabili e misurabili;
- replicabilità, ovvero la possibilità per altri ricercatori di replicare l'esperimento e ottenere gli stessi risultati;
- verificabilità, in quanto le ipotesi e i risultati possono essere verificati e (potenzialmente) confutati;
- obiettività, poiché la ricerca si basa su dati oggettivi, minimizzando i pregiudizi personali.
Questo tipo di ricerca non è limitato alle scienze “dure” (come fisica o biologia), ma si applica anche a scienze sociali, medicina e altre discipline che usano un approccio basato sull'evidenza e sulla sperimentazione.
La ricerca scientifica si basa sul metodo scientifico, ovvero quel processo sistematico e rigoroso che sta alla base di tutta la ricerca empirica.
Non è un unico “metodo” in sé, ma una serie di passaggi logici che garantiscono l'obiettività, l’oggettività e la verificabilità dei risultati, ovvero:
1) osservazione (identificare un fenomeno o un problema);
2) formulazione di un'ipotesi (proporre una spiegazione provvisoria e verificabile);
3) esperimento/raccolta dati (rogettare e condurre test per raccogliere prove);
4) analisi dei dati (esaminare i risultati per vedere se supportano o meno l'ipotesi);
5) conclusione (trarre conclusioni e, se i risultati lo permettono, formulare una teoria).
Cos’è la ricerca nelle scienze umane e sociali?
La ricerca nelle scienze umane e sociali ha l’obiettivo di comprendere, interpretare e spiegare i fenomeni culturali, sociali, psicologici
e storici in modo sistematico, basandosi su principi chiave quali:
- intercontestualità, ovvero l'analisi dei fenomeni all'interno
del loro specifico contesto storico, sociale e culturale;
- trasparenza metodologica, l'esplicitazione rigorosa delle procedure seguite, affinché altri ricercatori possano seguire lo stesso percorso logico e interpretativo;
- riflessività, la consapevolezza del ricercatore riguardo
al proprio ruolo e alla propria influenza sul campo di indagine;
- validità ecologica, voovero la capacità della ricerca di descrivere fedelmente la realtà vissuta dalle persone nei loro ambienti naturali.
Questa ricerca si applica a discipline come la sociologia, l'antropologia, la psicologia, la scienza politica e l'economia,
dove l'oggetto di studio non è un oggetto inerte, ma un soggetto (l'individuo o la società) che produce significati.
Nelle scienze umane e sociali, il metodo non è sempre lineare
o esclusivamente sperimentale; spesso è un processo interpretativo
e ricorsivo che si adatta alla natura del comportamento umano.
I passaggi logici fondamentali sono:
1) definizione del problema o domanda di ricerca, identificando un quesito riguardante il comportamento umano o una dinamica sociale;
2) inquadramento teorico, analizzando le teorie esistenti
per contestualizzare l'indagine (fase fondamentale per dare senso ai dati);
3) scelta del disegno di ricerca e raccolta dati, decidendo se procedere
per via quantitativa (es. sondaggi), qualitativa (es. interviste in profondità, osservazione partecipante) o mista.
4) codifica e analisi del materiale, organizzando i dati (numerici o testuali) per far emergere schemi, tendenze o significati profondi.
5) interpretazione e discussione, collegando i risultati alle teorie di partenza per comprendere le implicazioni sociali o individuali del fenomeno studiato.
Nelle scienze sociali spesso il ricercatore è "parte" del sistema che osserva (come un antropologo che vive in una tribù). Per questo, a differenza
delle scienze “dure” in cui il ricercatore cerca di essere un osservatore esterno distaccato e in cui si parla di "replicabilità" assoluta,
spesso si parla di “attendibilità” e “trasferibilità” dei risultati
(poiché un evento sociale è sempre unico).
Cos’è la ricerca artistica?
La ricerca artistica (nell’accezione di research through art)
è un approccio in cui la pratica creativa (come la pittura, la scultura,
la musica o la performance) è il metodo principale per l'indagine.
L'obiettivo non è semplicemente creare un'opera d'arte, ma usare
il processo artistico stesso per esplorare un'idea, porre una domanda e produrre nuova conoscenza.
La conoscenza che ne deriva può essere non-verbale e intuitiva,
ma contribuisce comunque alla comprensione di un fenomeno o alla riflessione su temi sociali, filosofici o estetici, aprendo nuove prospettive non raggiungibili con i metodi scientifici o sociali tradizionali.
In questo tipo di ricerca, l'opera d'arte non è solo il risultato,
ma la prova stessa della ricerca: la ricerca artistica non produce solo opere artistiche o scritti accademici separati, ma un insieme coeso dove il prodotto artistico, il processo che lo ha generato
e la riflessione che lo accompagna sono tutti parti integranti
della conoscenza prodotta.
A differenza degli altri ambiti, infatti, nella ricerca artistica si trovano principalmente tre elementi che si fondono in un unico processo di indagine:
1) la pratica artistica (il "fare", che è il cuore della ricerca)
L'artista utilizza la creazione di opere (che siano dipinti, performance, composizioni musicali, installazioni) come metodo principale per esplorare una domanda, testare un'idea o generare una nuova conoscenza. Il prodotto artistico non è solo il risultato finale, ma il mezzo stesso della ricerca.
2) la riflessione teorica (il "pensare")
L'artista accompagna il processo creativo con un'indagine intellettuale.
Ciò include la ricerca bibliografica, l'analisi critica di altre opere, e la scrittura di appunti, diari di bordo o saggi che contestualizzano il lavoro.
Questa riflessione teorica aiuta a formulare domande, a interpretare
i risultati della pratica artistica e a comunicare il contributo della ricerca
al campo.
3) la documentazione (il "mostrare")
Poiché il processo è centrale, la documentazione è fondamentale.
Essa include fotografie, video, registrazioni audio, schizzi e disegni
che testimoniano l'intero percorso creativo. La documentazione rende
il processo di ricerca visibile e analizzabile anche per chi non ha assistito alla creazione, trasformando un atto privato in un oggetto di studio condivisibile.
Cos’è una ricerca indipendente?
La ricerca indipendente è un tipo di ricerca che viene condotta
al di fuori delle strutture e dei finanziamenti tradizionali,
come università, grandi aziende o enti governativi.
Viene intrapresa da individui o piccoli gruppi che operano
in autonomia, scegliendo l'argomento, il metodo e gli obiettivi
senza vincoli esterni.
Le caratteristiche principali della ricerca indipendente sono:
- autonomia, in quanto si ha la libertà di perseguire domande
di ricerca non convenzionali o che non riceverebbero finanziamenti altrove;
- motivazione, in quanto è spesso guidata dalla passione personale, dalla curiosità o dal desiderio di contribuire a una causa specifica, piuttosto che da imperativi commerciali o accademici;
- flessibilità, in qunato il/la ricercatore/ice ha il pieno controllo
sul processo, sui tempi e sull'allocazione delle risorse, potendo adattare rapidamente il percorso in base ai risultati ottenuti.
Comunemente la ricerca indipendente viene svolta da giornalisti investigativi che raccolgono dati per un'inchiesta non commissionata, o gruppi di attivisti che vogliono analizzare un problema sociale seguendo fonti alternative da quelle ufficiali.
Pur non avendo le stesse risorse delle grandi istituzioni, la ricerca indipendente è fondamentale per esplorare argomenti di nicchia, promuovere la trasparenza e stimolare il dibattito pubblico.
Cos’è una ricerca accademica?
La ricerca accademica è un'attività condotta all'interno di un'università
o un'istituzione di ricerca con lo scopo principale di produrre nuova conoscenza per l'avanzamento di una disciplina specifica, formare
gli studenti e contribuire al progresso del sapere in generale.
In un'università, la ricerca accademica è spesso finanziata da fondi pubblici o privati e i suoi risultati vengono tipicamente pubblicati su riviste scientifiche, libri o atti di convegni, dopo un processo di revisione paritaria (chiamata peer review).
Cos’è un programma di ricerca
Un programma di ricerca è un insieme coordinato di ricerche autonome, legate da un problema comune, ma ciascuna
con la propria logica interna e funzione (come un “organismo”).
Per questo è un’unità epistemica “aperta” e “continua”, che si sviluppa nel tempo, “scivolando” da una domanda ad un’altra ed espandendo continuamente il confine di conoscenza sullo stesso argomento, generando nuove domande (stato divergente).
Un programma di ricerca costruisce condizioni di conoscenza, spesso finalizzate al decidere o all’agire.
È articolato in più studi coordinati, ciascuno con un proprio metodo e output, diventando un percorso intenzionalmente frammentato, in cui ogni frammento è una ricerca completa, mentre il loro insieme costruisce un quadro coerente pur non essendo esaustivo sull’argomento.
Un programma di ricerca ha sempre:
(a) un problema generatore (es. “È possibile trasformare X in Y senza violare Z?”);
(b) più ricerche autonome che rispondono singolarmente a una parte del problema, ma che ciascuna potrebbe vivere anche da sola (tesi, paper, report);
(c) una logica di integrazione che non risponde ad una semplice “somma dei risultati”, ma che possiede un filo che lega ogni ricerca, mettendole in relazione (talvolta anche con convergenze, conflitti, limiti).
Cos’è una ricerca
Una ricerca è una “cellula di conoscenza” (unità epistemica chiusa),
ovvero un insieme di informazioni che ha senso solo se tenuto unito.
La ricerca ha una delimitazione nel tempo (ovvero inizio e fine ben chiari
e definiti) e produce risposte (stato convergente).
Una ricerca ha sempre:
(i) una domanda principale (o un piccolo set coerente di domande);
(ii) un oggetto delimitato;
(iii) un criterio di validità dominante (storico-critico, empirico, giuridico, valutativo, ecc.);
(iv) un perimetro metodologico riconoscibile;
(v) un output difendibile come “risultato”.
Esempi di criteri di validità dominanti:
Ricerca storica → fonti, interpretazione, confronto
Ricerca ambientale → misure, baseline, indicatori
Ricerca giuridica → norme, precedenti, prassi